La mente sui monti  |  luglio 7, 2018

La stessa origine del termine ci rimanda a una sensazione di pesantezza. E costringe a ripiegarsi su se stessi, a scrutare nelle profondità interiori. Ma senza la tristezza non avremmo il tempo di cambiare, di crescere, di riprendere fiato: l'importante è che scorra. Quando può diventare un disturbo depressivo

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“Colui che è in uno stato psichico di afflizione e depressione, causate da qualche dolore o dispiacere o preoccupazione, anche non ben definiti e che dimostra esternamente tale afflizione”. In tal modo il vocabolario Treccani definisce una persona triste.

L’origine del termine tristezza

Dal latino tristis, aggettivo che riporta ad una vasta gamma di significati, da “infelice” ad “austero”, da “funesto” a “cupo” fino a “torbido”, vocaboli che rimandano ad una sensazione di nebulosa pesantezza che caratterizza l’emozione della tristezza. Il corpo si trascina come un sacco vuoto, attratto dal basso, dalla terra, in una lotta estenuante tra il tirarsi su e il cadere. Il respiro è faticoso, gli occhi chiedono riposo, la mente affaticata è alla ricerca di un posto sicuro dove acquietarsi.

La condizione di ritiro

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La tristezza costringe a ripiegarsi su se stessi, a scrutare nelle profondità interiori, ad arrendersi al corpo come direbbe A. Lowen, padre della bioenergetica. Ci sazia con la sua profonda consistenza. In inglese la chiamano sadness, dal latino satis (sufficiente).

La tristezza basta a se stessa e proprio per questo spesso comporta una condizione di ritiro. Quando siamo tristi ricerchiamo la solitudine, uno spazio all’interno del quale concederci lacrime e pensieri che faticosamente esterniamo in quanto vige in noi la sensazione di deludere, appesantire, ferire chi ci sta vicino.

Le sollecitazioni ad abbandonarala

La tristezza è un’emozione continuamente boicottata da noi e dall’altro. Siamo sollecitati ad essere sempre attivi, performanti, allegri, brillanti. “Che motivo hai per essere triste? Hai tutto…”: questo è l’eco che ci circonda. Dimenticandoci troppo spesso che le emozioni non chiedono spiegazione, vivono in noi per consentirci di sopravvivere, di adattarci ad un ambiente sempre mutevole, di guidarci in un mondo dove regna l’instabilità.

La tristezza ha una sua solidità

La tristezza è terra per i nostri piedi, la sua pesantezza ci dà solidità, ci riporta al qui ed ora, a noi, ci permette di recuperare le forze, crea possibilità al nostro essere. Senza la tristezza non avremmo il tempo di cambiare, di crescere, di riprendere fiato. “Un’oscura tristezza è in fondo a tutte le felicità umane, come alla foce di tutti i fiumi è l’acqua amara.” racconta ne “Il Piacere” Gabriele D’Annunzio.

Ma come tutte le emozioni è importante che scorra.

L’aiuto della montagna

In questo la montagna ed i suoi fiumi ci aiutano, nella continua, incessante possibilità di cambiamento che si offrono. Basta osservare la natura per scoprire quanto sia spontaneo ed essenziale il continuo alternarsi di stati diversi. Non esistono emozioni buone o emozioni cattive ma solamente emozioni che fluiscono ed emozioni che ristagnano. Ed è qui che la tristezza può trasformarsi nel nostro peggior nemico, sequestrando la nostra emotività e gettandoci in “buca”.

Come direbbe Nietzsche “E se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l’abisso scruterà dentro di te” …e aggiungerei… e tu stesso diventerai un abisso, una profondità incolmabile dove tutto sembra infinito, impossibile, inafferrabile, inguaribile.

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Quando diventa disturbo depressivo

Si definisce Disturbo depressivo, un disturbo dell’umore caratterizzato da umore depresso per la maggior parte del tempo, perdita di interesse e motivazione per gli stimoli sociali, bassa autostima e senso di inutilità e, in alcuni casi, ricorrenti pensieri di morte. Condizione che necessita di un intervento specialistico in quanto va a minare il benessere e l’equilibrio della persona.

La tristezza ha bisogno di tempo

Ma è importante ribadire, come ben rappresentato dal cartone firmato Walt Disney, Inside Out, che è solo attraverso Tristezza che Gioia ha la possibilità di esistere. “Sono troppo triste per camminare, dammi solo qualche…Ora”. Tristezza ha bisogno di tempo ed è in quello spazio che ci permette di ricordare e di contattare ciò che è importante per noi.

“Per arrivare all’alba non c’è altra via che la notte” Gibran.

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La Redazione

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